LUIGI ANGELUCCI
Introduzione ai lavori di architettura
II lavoro professionale di Angelucci nel campo dell’ architettura, presenta dall’inizio caratteristiche diverse dal normale indirizzo che generalmente troviamo in giovani laureati all’inizio della loro carriera. Non mostra quella voglia di introdurre, alla prima occasione che si presenta, tutto quello che si ha nel bagaglio di formazione , gli elementi e le immagini maggiormente ammirati.
I suoi primi progetti danno la sensazione di essere basati (senza tentennamenti) su condizioni ed esigenze dettate dalle caratteristiche tipiche dell’ ambiente e da quelle di una committenza legata agli stretti limiti della convenzione. Ciò può giustificarsi se si prende in considerazione che nel campo dell’ edilizia domestica, in determinati ambienti e circostanze, questi limiti sono difficilmente sormontabili. Ma andando più’ a fondo nella lettura di questi progetti, è facile notare che egli non lascia mai di elaborare una o varie soluzioni alternative basate su premesse e criteri diversi da quelli richiesti, con le quali propone una sua visione basata su criteri che tendono a migliorare la fruizione delle funzioni abitative a contatto con una definizione estetica più consona ai tempi attuali. Ma le fa anche per misurarsi, a suo modo, con la sfida di apportare in ogni nuovo progetto intuizioni innovative che sottendono un miglioramento di vita .
Un esempio molto significativo lo troviamo nel progetto di” Casa Gomes” (uno dei primi di una certa importanza) dove la sua soluzione alternativa mostra maggiore coerenza fra la soluzione funzionale spaziale e la sua forma plastica di linee forti e dinamiche oltre a un rimarchevole dominio della composizione architettonica e i primi sintomi di originalità (non riscontrabile nel progetto poi costruito) poco comuni nei primi impegni di qualsiasi giovane professionista. A questo contribuisce senz’altro un lungo periodo di tirocinio fatto negli studi di alcuni architetti di buona scuola e molto mestiere, ma anche la sua grande voglia di sapere ogni giorno di più’ e poi passione e dedizione. Analizzando meglio, poi, le sue caratteristiche e la sua formazione personale. traspare da esse la fine sensibilità’ e un naturale talento di cui e’ invaso tutto il suo operato a partire dalla pittura (alla quale si dedica fin dai primi anni di adolescenza) fino all’architettura senza per altro tralasciare altre discipline. La visione tutta particolare che ha dell’architettura come disciplina che integra tutte le arti plastiche lo avvicina maggiormente ai grandi maestri che in diverso modo influiranno lo sviluppo di una formazione che con il passare degli anni diventerà poliedrica. Il concetto di spazio generatore de contenuto dell’oggetto architettonic lo trova nelle opere del maestro più amato e stimato: F.LL. Wright e che poi gli farà da guida durante tutta la carriera. Se bene è certo che nel corso del primo decennio della sua attività i suoi interessi si spiegano su diversi indirizzi, criteri e gusti producendo anche risultati di scarsa qualità, non per questo perde di vista la finalità’ del suo impegno che è poi quello di trovare il modo giusto per esprimere intuizioni e criteri che sono alla base del suo modo di vedere e vivere la vita. Si può’ aggiungere che anche quando i suoi interventi risentono delle inflessioni dovute al peso di una pristina formazione di natura provinciale e romantica, essi non nascondono i brani di certa originalità’ espressi con elementi di calda e suadente plasticità.
A partire dai primi anni settanta (all’inizio del secondo decennio della sua carriera),già come libero professionista, la sua formazione si completa; i concetti si fanno più’ lucidi e la maggior esperienza raffina la già sicura destrezza. È il momento giusto per accettare nuove sfide e i suoi interessi si dirigono verso diverse e più’ stimolanti mete.
Il concorso per il teatro Teresa Carregno di Caracas, al quale partecipa insieme al caro amico architetto-artista Dante Savino, gli permette di mostrare buona parte del suo talento, attraverso idee e disegni di non poca qualità. Ma anche gli altri progetti di questo periodo mostrano un maggior dominio degli elementi per fare architettura: concetti al limite del convenzionale, coincidenza chiara tra forma e funzione e teorizzazione sul modo di ottenere maggiore incidenza dell’architettura nella vita della gente comune.
L’impegno per rompere con vecchi e obsoleti schemi del normale vivere la casa, sfatando pregiudizi e luoghi comuni che ancora imperano nell’edilizia domestica, è un grande stimolo anche per rinnovare una certa immagine pacata, scontata e anacronistica che ancora presentano edifìci di Caracas. È un proposito molto chiaro il suo, e anche quando nessuno lo richiede, l’impegno primordiale è proprio di assolverlo anche a costo di contrariare le perentorie esigenze della committenza. In non pochi esempi dei numerosi progetti eseguiti in questo periodo si possono apprezzare risultati basati su questo proposito che continua ad essere quello di rinnovare la fruizione funzionale ottenendo anche una nuova immagine, più’ consona al contenuto e al gusto del momento, di progetti di ville tra le quali: Casa Ottagono, Casa Panieri, Casa Sandrin, o edifici per abitazioni tra cui: Duna Palace, Duna Garden, La Comiche, Lucero e Don Daniel.
I risultati giustificano le immense e snervanti difficoltà avute nel corso della realizzazione e opacano, allo stesso tempo, quelli meno riusciti.
In molti di essi lo spazio vitale della casa diventa più’ fluido, piu’organico ed evita la rigidezza di soluzioni convenzionali conformate con netta separazione di funzioni con spazi separati come scompartimenti stagno secondo dettami anacronistici e di inadeguata funzionalita’.
In proposte di maggior significato teorico (come è il caso della prima versione del progetto dell’edificio Lucero) la integrazione degli spazi e dei diversi ambienti degli appartamenti, raggiunge la massima tensione e dinamismo attraverso l’utilizzo di linee fugate e curve e distorcono l’usuale definizione basata su linee ortogonali.
Questi criteri gli faranno da guida anche nello sviluppo dei successivi lavori nei quali si evidenzia maggior impegno concettuale che ricerca stilistica e lo avvicinano alla incipiente corrente post-moderna (in voga in quegli anni) generatrice anche della Transavanguardia con la quale trova riscontro nel campo della pittura.
Il nomadismo culturale di quest’ultima gli è congeniale e trova in essa nuove premesse e spesso sconcertanti stimoli anche nel campo dell’architettura in cui le sue proposte si fanno più’ libere, scevre di preconcetti e limiti formalistici acquisendo più scioltezza e colore per mezzo di più’ emozione e meno “ razionalismo”.
Ma l’intuizione dello spazio che si conforma attraverso 1’ interpretazione di determinate funzioni, resta per Angelucci, l’elemento essenziale per raggiungere la qualità’ architettonica.
Uno spazio generalmente concepito intorno ad un elemento- fulcro dal quale si dirama dando vita a tutto l’organismo. Esso non ha mai una forma scatolare compatta concepita a priori come un contenitore nel quale inserire poi le varie funzioni, ma aperta alle diverse esigenze funzionali di vita.
Prende così consistenza un organismo che va conformandosi a misura con i vari corpi assemblati in un determinato modo, così posizionati compiono la funzione a loro richiesta in ogni caso e circostanza, dando la sensazione di una forma aleatoria, casuale se si vuole, e meno importante di un più evidente contenuto. Ma dall’analisi più’ approfondita del risultato finale si evince invece che la funzione è pur sempre concezione coordinata dell’architetto nella ricerca di un risultato capace di dare maggior rilevanza e spessore alla creazione architettonica. Per quanto riguarda l’aspetto funzionale il suo interesse primordiale continua ad essere quello di sfatare certi preconcetti che continuano ad informare i criteri e i gusti di una certa clientela proponendo soluzioni che invogliano ad una diversa definizione del contenuto più’ vicino alle caratteristiche della vita attuale.
Per riassumere questa frettolosa e concisa analisi su una lunga, nutrita e fruttifera carriera, che si snoda attraverso cinquanta e più anni, è opportuno e doveroso dar rilievo all’aspetto più significativo che scopriamo in essa che è poi quello di aver perseguito per vocazione : tentare di trasformare il materiale tettonico in materia artistica, con la finalità di connettere l’utente con nuove e diverse suggestioni capaci di predisporlo ad una più completa e gratificante fruizione dell’organismo architettonico anche a livello estetico e psicologico. L’inserimento di elementi di pittura, scultura e design nei suoi più significativi lavori stanno ad indicare quando questo concetto è importante e determinante per ottenere un risultato ottimale. Un esempio brillante lo troviamo nel palazzo per uffici “Torre Lamaletto” dove questi elementi si integrano nel modo più naturale all’architettura.
Nel corso di questi ultimi anni, e specialmente in progetti e realizzazioni di ville ed edifìci di maggior respiro nei quali, la sua personalità, la sensibilità e il talento maggiormente si esprimono e si riconoscono, ottiene i migliori risultati coniugando la profonda conoscenza della materia con una lunga e copiosa pratica. Gli esempi sono molti : Casa Gaemar, Casa Abeid, Casa Leizaola, Casa Rimsky, casa Peppe e Casa Di lenno, solo per evidenziarne alcuni, dimostrano un grande impegno morale, di dedizione appassionata e un innato talento oltre che di trasgressione e protesta.
Caratteristiche tutte esse derivanti da un continuo e profondo studio delle diverse e complesse manifestazioni di vita che ha ancora in sorte di vivere e godere, impiegate per ottenere la più completa conoscenza del difficile ma affascinante compito del “fare architettura”.
Arch. Prof. Dante Savino
Università Centrale Caracas
